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Cimadera - S. Lucio - Certara
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| III A - B (26 set. 2mila78 | ||||||||||||||||
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La Vita di san Lucio martire pubblicata a Cremona nel 1861 racconta: Si apprende dalla stessa vita che divenne pastore e non temeva le infuocate canicole, tempi piovosi, ed ogni intemperie delle stagioni; pazientava il salire sui monti, il calare nelle valli, il vivere nei boschi, sempre attento alla guardia commessagli degli armenti; e come se fosse istrutto dalle pecore e dal latte che maneggiava, tal era obbediente e arrendevole alla grazia del suo stato. Faceva in somma tutto ciò con tal esattezza, che in breve anche per una strada abietta poté giungere ad un termine glorioso di cristiana pietà e soda virtù del Vangelo. Venne scacciato dal suo primo padrone perché distribuiva ai poveri parte del prodotto del suo lavoro. La tradizione dice che egli non rubava il formaggio del suo padrone ma che con il siero rimasto dalla casata, produceva della mascarpa che poi veniva data ai poveri. Il racconto continua con il passaggio dal primo al secondo padrone. La tradizione lo vuole ucciso dal primo padrone proprio sul Passo che porta il suo nome. In conclusione lo scritto fa dei commenti sul fatto che si debba annoverare Lucio tra i martiri. Si potrebbe qui cercare se la morte di San Lucio sia vero martirio; perché non fu data in odio del Vangelo, né sostenuta per difesa della Fede. Ma il gran Dottor delle scuole, San Tommaso ne toglie ogni difficoltà, col dir che basta per il martirio il soffrire con intrepidezza la morte, al fine di sostener con essa una di quelle virtù che ci furono raccomandate da Cristo (...). È vero che il barbaro omicida non lo uccise per odio contro la Fede, ma lo uccise però per odio contro il suo santo operare, contro le sue massime, contro la sua carità. (...) siccome il Battista dicesi Martire dello zelo, della pudicizia Agnese, egli a ragione si può chiamare Martire della carità. |
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